Maker Faire Roma: 3 giorni per diventare un artigiano digitale

La San Francisco Bay Area è da sempre la culla dell’innovazione tecnologica mondiale e proprio qui è nata nel 2006 la Maker Faire, una fiera tecnologica dedicata al Maker Movement, termine ricorrente in questi ultimi anni e forse un po’ di moda. Ma cosa significa esattamente?

Potremmo sintetizzare dicendo che i maker sono l’evoluzione degli appassionati del fài da té, in realtà rappresentano un nuovo tipo di artigiano digitale che mischia il web, l’open hardware, il free software e l’ingegneria con modelli innovativi di design e sostenibilità.

Dal 3 al 5 ottobre l’Auditorium Parco della Musica di Roma ha ospitato la seconda edizione europea della Maker Faire, in chiusura all’Innovation Week iniziata il 27 settembre: oltre 90 mila appassionati da tutto il mondo, 600 invenzioni, 70 mila metri quadrati espositivi, 162 workshop di cui 120 didattici, 74 talk e 100 speaker.

Le fondamenta sulle quali è costruita l’attività dei maker è Arduino, la piattaforma hardware open source alla base della maggior parte dei progetti tecnologici realizzati nell’ottica DIY (Do It Yourself).
Si tratta di un’eccellenza italiana diventata uno standard per gli inventori digitali di tutto il mondo tanto da attirare l’attenzione di Intel, main sponsor di Maker Faire Rome e partner di Arduino attraverso la realizzazione di due schede di sviluppo certificate.

È importante sottolineare come Maker Faire abbia riservato un grande spazio ai bambini e ai ragazzi attraverso tanti laboratori didattici, tra cui quelli dedicati alla creazione di un circuito elettrico o di un piccolo robot, fino alla realizzazione di un videogioco con il software open source Scratch.
La cultura dei maker racchiude infatti alcuni valori centrali nella formazione di un individuo: utilizzare il proprio ingegno per realizzare un progetto, relazionarsi con gli altri, condividere la conoscenza, imparare dagli errori e rischiare sperimentando.

Non ci si può stupire se gran parte delle attività della Maker Faire siano ruotate attorno al coding, dal momento che la programmazione software è ciò che rende ogni progetto digitale operativo e interattivo.

Alcuni temi sviluppati durante l’evento romano: Internet of things, stampa 3D, elettronica, robotica e droidi, tecnologia wearable, coding per bambini (Coderdojo, Codemotion), ma anche open hardware, innovazione collaborativa, maker cities, open data.

Sono intervenuti ospiti prestigiosi, come Massimo Banzi (co-fondatore di Arduino e organizzatore della Maker Faire di Roma insieme a Riccardo Luna), Dale Dougherty (fondatore di MAKE Magazine e di Maker Faire), l’astronauta Samantha Cristoforetti o l’otorinolaringoiatria Glenn Green, famoso per avere eseguito il primo trapianto di trachea stampata in 3D.

La Maker Faire è la manifestazione evidente di un cambiamento tangibile, verso una rivoluzione industriale basata sul valore delle idee, sullo sharing, sull’ottimizzazione delle risorse e sulla democratizzazione dei processi produttivi, creando un punto di contatto tra innovazione tecnologica, imprenditoria e cultura hacker.

Il fatto che la principale piattaforma di sviluppo utilizzata dai maker a livello mondiale sia stata ideata in Italia non è un caso, perché è proprio nei momenti di crisi che gli Italiani sono riusciti a dimostrare picchi di genialità e creatività eccezionali.

Non dimentichiamoci che in un momento tragico come il secondo dopoguerra è nato il Neorealismo, il genere cinematografico italiano che ha avuto più successo nella storia del cinema mondiale e per alcuni aspetti molto simile alla cultura dei maker: poche risorse economiche, grande forza del concept alla base del progetto e focalizzazione sulle problematiche quotidiane.

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