Digital & User eXperience: Aldo Agostinelli e Alessandro Agnati @LUISSBusinessSchool

“Il digitale è, in Italia, un argomento ancora ostico. Siamo quelli che si vestono meglio nel mondo, che sanno scegliere il colore perfetto per i pantaloni, ma abbiamo problemi con la tecnologia”. Così esordisce Aldo Agostinelli, Digital Sales and Marketing Director di Sky Italia, all’incontro tenutosi presso la Luiss Business School con i partecipanti del Master Executive in Digital Marketing & Social Media Communication lo scorso venerdì 18 dicembre.

Agostinelli @Luiss_1“È chiaro – prosegue – che il nostro Paese, caratterizzato prevalentemente da un piccola e media impresa, è in forte ritardo”. Le cause possono essere legate ad un top management obsoleto sia da un punto di vista anagrafico che culturale. Spesso le aziende italiane preferiscono comprare macchinari piuttosto che investire sul digitale semplicemente perché i primi sono strumenti tangibili. “Non mancano le eccellenze in Italia”, aggiunge Agostinelli. “Uno dei motori semantici migliori al mondo (usato da Google, dal National Security Association e da Sky), ad esempio, è prodotto da un’azienda italiana. Il quadro generale, però, rimane spesso sconfortante”.


Il digitale è come un’onda: o la si cavalca o si rischia di esserne travolti. “Ormai tutti i settori sono coinvolti. Solo l’agricoltura, al momento, ne è rimasta fuori. Prendiamo il mercato dell’auto: molti potrebbero pensare che non sia coinvolto dalle nuove tecnologie e invece è proprio il contrario. Per spiegare gli effetti dirompenti che il digitale sta apportando, Agostinelli usa una metafora quasi apocalittica: “Il digitale sta rivoluzionando il mercato, distruggendo diversi settori. Come l’uomo ha impiegato del tempo per comprendere i migliori e più produttivi usi del fuoco, lo stesso accadrà per internet. Occorrerà del tempo prima che sia regolamentato e interamente compreso”.
Naturalmente la televisione non è immune da questa specie di disorientamento che viviamo: “In Italia e in UK noi di Sky investiamo diversi milioni di euro nell’innovazione, ma non riusciamo a stare dietro a tutti i trend mondiali. Diventa difficile persino trovare le risorse umane. Anche perché i profili migliori preferiscono andare all’estero, dove sono maggiormente pagati e con più occasioni di crescita professionale ed economica, nonché la possibilità di aprire una start up.”
Tra le poche certezze c’è la crescita del mobile: “Un mercato in piena ascesa al quale Sky si sta adeguando: tra il 2016 e il 2017 arriveranno infatti nuovi prodotti digitali. La televisione è ormai il second scanner (secondo schermo) anche se va detto che in Europa siamo l’unico Paese dove il tempo medio davanti alla televisione è aumentato. Si tratta, però, della popolazione più anziana, quella over 65.”
Altro tema trattato è l’advertising. Nonostante non rappresenti il core business di Sky (che rimane il canone pagato dagli abbonati) e nonostante il mercato italiano sia lontano dalle cifre pre-crisi (nel 2007 valeva 12 miliardi, ora poco più di 7 miliardi), rimane argomento importante in chiave: “In televisione, gli investimenti sull’adv continuano ad essere rilevanti, mentre quelli sulla carta stampata registrano una pesante flessione, che nei prossimi anni si ripercuoterà su quotidiani e riviste. E non sarà necessariamente un bene: se un giorno non avremo più Il Sole 24 Ore o un altro quotidiano, perderemo l’informazione. Perché Google è, in questo senso, un parassita, non ha mica una redazione”.
E non è tutto. Agostinelli lascia intendere un altro pericolo: l’advertising si sta spostando nel digitale (gli investimenti erano il 26% nel 2008, 50% nel 2014) e quindi su colossi come Facebook e Twitter. Un impoverimento per le aziende di settore e per lo stesso fisco, visto che solo l’1% viene tassato”.

Agostinelli @Luiss_2


Ad offrire ulteriori spunti di riflessione su come la digitalizzazione sia diventata parte integrante della nostra stessa realtà quotidiana è intervenuto Alessandro Agnati, Head of User Experience and Creative Design di Mind Agency, agenzia digitale del Gruppo New Energy.

Agnati @ LuissLa user experience, utilizzando una definizione consolidata, è “un insieme di percezioni dell’utente quando ha a che fare con un’interfaccia, una piattaforma o un sistema”. Di questo insieme è importante ricordare come siano incluse tanto sensazioni di natura esperienziale, quindi condivisa, quanto personali, dunque totalmente soggettive. Da qui la metodologia, definita da Agnati, tutta incentrata sull’esperienza utente in ogni fase della progettazione. “Un brand – prosegue – che ha a che fare con un prodotto digitale deve considerare una strategia di user experience e deve richiedere agli utenti che andranno ad utilizzarlo quali sono i loro bisogni e cosa si aspettano o vogliono che sia eseguito da questa interfaccia”. Nel digitale, specialmente nella realtà mobile, l’utente ha continua possibilità di scelta e vive nel suo rapporto col brand un continuo e totale passaggio dal digitale al mondo reale e viceversa. Agnati, portando utili esempi, spiega come, il centrare tutti i vari step della progettazione attorno all’utente, possa portare diversi vantaggi per l’azienda. In primo luogo, un’ottimizzazione dell’effort e una minimizzazione del rischio di insuccesso, in quanto l’intero sviluppo si muove usando dati quantitativi di analytics e reali, ottenuti attraverso il coinvolgimento di campioni di utenti su test unbranded nelle fasi successive di prototipizzazione. In ultima analisi, prima di concludere ha portato come case study il progetto seguito per Sky dalla stessa Mind Agency, in cui Agnati mette in evidenza l’ulteriore lavoro dato da una continua analisi dei social network per monitorare il rapporto col brand: anche lo stesso sentiment positivo dell’utente, infatti, è legato al valore da noi attribuito all’esperienza con il brand stesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *